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Confronto ciclico

Analisi intermarket

Dalle considerazioni fatte all'inizio di questa seconda parte del corso sappiamo che negli ultimi 25 anni, in un ottica di lungo periodo utile ai fini di eventuali investimenti, per la gran parte dello scorrere del tempo tassi di interessi e mercato azionario sono stati caratterizzati da una correlazione negativa (ovvero positiva se prendiamo in esame il grafico dei titoli di debito).
D'altro canto le cose sono andate esattamente al contrario negli ultimi 8 anni.

Dati i limiti del coefficiente di correlazione abbiamo deciso di utilizzare un altro metodo di analisi, quello ciclico. Vediamo ora di sovrapporre gli ultimi due grafici per vedere quali sono i frutti di questa ricerca. Ecco il risultato:

Ciclo economico sul grafico dei tassi di interesse TNote a 3-5 anni (linea rossa) e sul grafico dell'indice S&P 500 (linea blu)

Analisi ciclo economico

Dalla figura possiamo notare come la risposta al nostro problema (cambiamento della relazione tra i due mercati) assuma ora contorni molto meno sfumati.
Osservate l'andamento del ciclo di Kitchin sui tassi (oscillatore rosso) e l'andamento dello stesso ciclo sul mercato azionario (oscillatore blu).

Dalla metà degli anni '70 alla metà degli anni '90 il ciclo dei tassi di interesse si è mosso essenzialmente in modo contrario rispetto a quello ricavato dall'indice S&P 500 (cicli sfasati). Inoltre l'andamento ciclico dei tassi ha avuto natura essenzialmente anticipatoria rispetto a quello azionario. In particolare minimi e massimi del mercato dei tassi di interesse hanno anticipato rispettivamente massimi e minimi del mercato azionario di un cinque/sei mesi circa. 

Tali conclusioni concordano con quelle del Murphy nel suo libro "Intermarket technical analysis".

Tuttavia abbiamo già detto che il libro del Murphy a cui noi facciamo riferimento è stato pubblicato nel 1991 e negli anni successivi le cose sono cambiate. Negli anni novanta infatti la netta diminuzione dei periodi ciclici dei tassi di interesse, passati a 33 mesi contro una media complessiva di 40 mesi (vedi figura sopra evidenziata in rosa), e nel medesimo tempo la notevole debolezza dello stesso ciclo sull'azionario hanno fatto sì che i due mercati si trovassero in perfetta sintonia ciclica a partire dal 1998.
L'allineamento ciclico dei due mercati ha permesso agli stessi di muoversi, come già ricordato, con un coefficiente di correlazione positivo superiore ad oltre 0,86.

Lecito a questo punto chiedersi il perchè di tali mutamenti. Dopo tutto, bassi tassi di interesse non rappresentano forse uno stimolo economico notevole?
Le spiegazioni possono essere infinite. Tuttavia una delle più semplici ed al tempo stesso convincenti ipotesi è la seguente: la paura della deflazione, ovvero di dinamiche decrescenti dei prezzi.

Dall'inizio degli anni novanta sono usciti diversi libri che sia in ottica economica (famoso il libro di Batra), sia in ottica tecnica (Prechter su tutti) prevedevano immediate catastrofi finanziarie ed economiche con tanto di strepitoso contesto deflativo stile Grande Depressione. Le cose, come sappiamo,  non sono andate in questo modo nonostante la notevole discesa dei mercati dall'autunno del 2000 all'autunno del 2002.
Tuttavia questi libri hanno ben espresso il cambiamento del sentiment del mercato in quel periodo.
Nei momenti di forte crescita economica l'eccessiva corsa dei mercati (non solo azionari) può rappresentare un serio pericolo per il contesto economico (le cosiddette bolle per intenderci). In tale contesto l'abbassamento dei prezzi delle materie prime e la conseguente riduzione dei tassi di interesse rappresentano segnali di un possibile rallentamento della crescita economica molto pericolosi (scoppio delle bolle in corso).

Da un punto di vista storico tali fenomeni hanno sempre portato grossi sconvolgimenti economici e sociali e la teoria economica attuale di fatto non è ancora riuscita a risolvere questo genere di problemi. Infatti esistono periodi economici deflativi in cui nè la leva monetaria, nè la leva pubblica sono in grado di fare alcunchè. Tali momenti spesso portano con sè tutta una serie di fenomeni concatenati che fanno sì che il paese investito dalla deflazione entri in una spirale di avvenimenti recessivi causa-effetto da cui può risultare davvero difficile intravedere una via di uscita.

Un esempio recente è stato il Giappone che appena adesso sembrerebbe essere uscito da questo tunnel. Una semplice occhiata al grafico del Nikkei fornisce un'idea piuttosto netta di quanto detto sopra:

Indice azionario Nikkei  dal ‘70 ad oggi in scala lineare (grafico a barre mensili)

Indice Nikkei

Se dunque a prevalere sono i timori per possibili mercati orso accompagnati da deflazione la relazione tra mercato dei tassi e mercato azionario può assumere carattere opposto a quello solitamente atteso.

Attualmente la forte presenza di tali timori sembrerebbe ancora essere in atto ed è quindi del tutto normale che gli ultimi anni di borsa si siano caratterizzati per la presenza di un mercato toro nell'ambito di una forte stretta monetaria da parte della FED, la banca centrale americana.

 

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